LA PSICOLOGIA DI AFRODITE

Botticelli: "Nascita di Venere Urania"
Botticelli: "Nascita di Venere Urania"

La bellezza dell’anima, che sola supera il fascino di Afrodite, si rivelerà un’immaginazione estetica della psiche e nell’ammaliante potere delle sue immagini. Si rivelerà nei modi in cui la psiche dà forma ai propri contenuti – ad esempio, nella maniera in cui l’anima contiene l’erotico. Ma, soprattutto, la bellezza della psiche si riferisce al significato del bello in rapporto agli eventi psicologici. Quando siamo toccati, mossi, e aperti dalle esperienze dell’anima, scopriamo che ciò che vive in essa non soltanto è interessante e significativo, necessario e accettabile, ma è anche attraente, amabile e bello."

James Hillman, Il mito dell’analisi, Adelphi, 1984, pagg. 112-113

La psicologia di Afrodite  emerge dalle acque dopo essere stata fecondata dalla spuma generata dai testicoli di Urano recisi dal figlio Saturno, a significare il suo stretto legame con il principio di individuazione uranico che ci conduce a realizzare noi stessi esprimendo i talenti del corpo, le abilità della mente e la creatività dell’anima.

 

L’espansione delle potenzialità creative, siano esse manuali o intellettive, avviene spontaneamente in ogni individuo che evolve in consapevolezza di sè (anima) e consapevolezza di relazione (animus). Ciò avvenne in modo diffuso tra il 1330 e il 1440, periodo in cui l’attività manuale dell’artigiano si concretizza in operazioni artistiche sempre più perfette dal punto di vista estetico e produttivo, e si stabiliscano i fondamenti dell’arte, non più soggetta alla discrezione del committente, ma pensata ed elaborata dall’artista, al fine di rispondere a  bisogni individuali e collettivi sempre più complessi ed articolati.

 

Tra il 1440 e il 1550 avviene uno straordinario fenomeno di apertura al  linguaggio simbolico che innesca un processo intuitivo capace di allargare a dismisura l’orizzonte culturale e spirituale dell’individuo che persegue nelle regole dell’arte. Le intuizioni maturate dagli artisti di quel periodo ci rivelano una profonda determinazione a rendere espliciti, attraverso il linguaggio ermetico, la sacralità dell’Universo (Unus Mundus), la natura evolutiva dei sentimenti umani (i moti d’animo), i valori universali della cultura umanistica (Filosofia Perennis)  e i principi spirituali che emergono dalla coscienza dell’artista che compie il processo di individuazione (Kenosis).

 

E’ evidente, nelle opere di quasi tutti gli artisti del Rinascimento, l’intenzione di raffigurare e rappresentare i molti doni che Afrodite concede a tutti gli individui che rinunciano alla tentazione di razionalizzare  il tempo, le risorse e  gli affetti (l’esilio di Saturno), poichè  la felicità e  i beni spirituali possono essere conquistati ricercando la bellezza in ogni aspetto della vita.   

 

Celebrata nella mitologia per il suo ‘potere divino’ di tradurre le sensazioni in immagini, le emozioni in metafore e i sentimenti in allegorie, Afrodite rappresentava per i greci una “funzione trascendente” che rendeva possibile quell’apertura simbolica in grado di congiungere gli opposti (la percezione di Eros), di sanare i conflitti (l’intuizione di Amor) e di individuare nuove opportunità di crescita e di sviluppo (l’ispirazione creativa e chiaroveggente di Apollo).

 

Il premio che Afrodite offre agli uomini non è la bellezza fine a se stessa, ma il suo significato simbolico. L’amore e la pace, la prosperità materiale e culturale, lo sviluppo intellettuale e spirituale sono generati dall’Arte di Afrodite “in quanto mediante questa funzione vengono date quelle linee di sviluppo individuali che non potrebbero mai essere raggiunte per la via già tracciata da norme collettive” (Jung, Tipi psicologici, 1921).

 

Afrodite è una funzione evolutiva che ha nell’amore sessuale la sua forza motrice. Ma il sesso è solo la prima tappa del lungo percorso di individuazione che conduce a realizzare il Sè. La freccia di Eros congiunge gli opposti, la freccia di Amor trafigge i cuori, la freccia di Apollo saetta nell’etere e illumina l’intelletto che non si inchina al potere di Diana Afrodite di generare la realtà, tramite una unica “traiettoria” di senso: percezione, emozione intuitiva, ispirazione e immaginazione creativa.

 

Afrodite è viva e immortale nella percezione delle donne, nell’intuizione degli artisti, nelle opere dei saggi e si manifesta in chi compie la trasformazione dell’energia sessuale in amore, creatività, coscienza di sè e  conoscenza simbolica. 


SPLENDORE E DECADENZA

Lo  “Splendore o la Decadenza” di una società o di un’epoca dipende principalmente dal sistema di autoregolazione dei costumi morali, dei comportamenti etici e delle aspettative di felicità che l’individuo, o la collettività nel suo insieme, attua tramite lo sviluppo della percezione razionale della realtà. La disinformazione, la censura della stampa, dei mezzi di comunicazione e di autoespressione, l’apatia nei confronti delle problematiche sociali e culturali e l’ignoranza, intesa come scarsa conoscenza di sè in quanto esseri umani dotati di diritti inalienabili (libertà, pace, giustizia), rappresentano i maggiori pericoli per la perdita dei diritti e dei valori universali sanciti dalle costituzioni post-rivoluzionarie e post-belliche.

 

Oggi più che mai siamo testimoni del fenomeno di  alterazione delle immagini e dei documenti su cui si basa, sempre più frequentemente, il fenomeno della suggestione e della manipolazione della percezione individuale e collettiva. Ciò avviene a livello “macroscopico”, certificato dalla percezione satellitare, sia a livello microscopico ogni volta che l’immagine penetra all’interno della coscienza dell’Io per trasmettere una informazione o uno specifico messaggio che modifica, in forme inconscia, le nostre decisioni  di acquisto, o la scelta di votare uno schieramento  politico rispetto ad un altro.  


Quotidianamente assistiamo a una forma di iconoclastia alla rovescia, per cui nessuna immagine viene più censurata, ma di fatto possono emergere, farsi vedere e riconoscere quelle selezionate dalla redazione dei giornali, delle televisioni e dei vari mezzi di informazione e comunicazione che le utilizzano in base agli interessi specifici del proprietario o del referente politico. Si può vedere tutto, ma il contenuto trasmesso dall’immagine è filtrato dall’opinione di un esperto, o di un consulente,  che veicola la percezione ed enfatizza determinati aspetti rispetto ad altri.

 

L’Arte, in quanto libera e gratuita manifestazione della percezione creativa di un individuo, si colloca quindi al di fuori dei giochi con cui le immagini si sovrappongono e si dispiegano, una dopo l’altra, per essere interpretate  attraverso logiche razionali che avvallano il proprio pregiudizio di fondo o paradigma ideologico.


Quando si riscontra nella realtà di tutti i giorni  il fenomeno dell’assoluta inconciliabilità nella valutazione delle immagini, per cui uno stesso fenomeno di cronaca, sia esso sociale, economico o culturale, viene affrontato e interpretato con criteri strumentali puramente demagogici, finalizzati a tutelare interessi di parte, di casta, o di schieramento ideologico, non si può non paragonare tale situazione a uno stato mentale caratterizzato dal bipolarismo cerebrale, segno inequivocabile della malattia (la libido) che affligge la razionalità occidentale e causa prima della decadenza del pensiero morale e del sentimento etico di una società.

 

Ripensare al ruolo centrale svolto dalla percezione nei processi decisionali, individuali e collettivi, può dunque dare impulso a una rinascente e improrogabile cultura  e pedagogia delle immagini. 

 

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